A Torino l’alta cucina è accessibile

A Torino l’alta cucina è accessibile

Non so perché Antonino Cannavacciuolo lo abbia chiamato bistrot se non per distinguerlo da Villa Crespi (che ha anche rinnovato). È un ristorante a tutti gli effetti e che ristorante. A via Umberto Cosmo 6, a pochi passi dalla Gran Madre (ben conosciuta dai torinesi) si trova da circa due anni il terzo nato della famiglia, dopo Villa Crespi e il bistrot di Novara. Lo abbiamo provato per voi dal punto di vista gastronomico e dell’accessibilità.

Sala interna
Entrata laterale

La cucina

Il pranzo può essere ordinato alla carta, oppure con due menu degustazione uno dedicato alla Gran Madre e il Questioni di Attimi. Un bel dilemma che abbiamo risolto prendendone uno ciascuno. Mi hanno detto che non si dovrebbero chiedere due degustazioni differenti allo stesso tavolo, ma se te lo consigliano non puoi rifiutarti giusto?

Il Bistrot di Torino, che si trova alle spalle della Gran Madre e nel salotto buono della città, è su due piani, in stile minimalista ed elegante, seguendo dichiaratamente la filosofia feng shui (il Cafè e Bistrot a Novara ha sfruttato lo spazio occupato dal bar dello storico Teatro Coccia: ne è uscito un concept dove elementi vintage Anni ’60 si mixano su una base contemporanea , articolato su due piani e varie sale..)

Apparecchiature curate, servizio professionale e preciso: informalità, ma di lusso non ostentato. Del resto, la casa madre – Villa Crespi – è uno dei migliori esempi di sala moderna, che sa interpretare il rito senza sbagliare nulla ma anche senza dare pesantezza all’insieme. E la cantina omaggia sì le produzioni campane ma non dimentica i migliori vini italiani. I piatti sono diversi ma alla base c’è l’identica contaminazione tra i classici della tradizione piemontese e i ricordi della gastronomia campana, quel giochino Nord-Sud – con tocchi originali  e le migliori materie prime – che ha fatto grande Cannavacciuolo.

Bagno attrezzato per disabili con porta scorrevole
La cucina dello chef Nicola Somma

Accessibilità

Nella progettazione e nella realizzazione del ristorante, nonché nel concept-design, sono state rispettate le regole per l’accessibilità. Se siete in sedia a rotelle non vi spaventate vedendo i gradini all’entrata, girate l’angolo e a via Santorre di Santarosa è disponibile l’entrata adatta a voi priva di ostacoli. La sala è sufficientemente ampia e di agevole percorribilità e alcuni tavoli sono stati previdentemente posizionati nell’eventualità di clienti in sedia a rotelle. Se siete un gruppo numeroso potete usufruire di una saletta riservata con un tavolo da 15 posti raggiungibile con un ascensore . Il bagno è dotato di una porta scorrevole azionata con un pulsante ed è perfettamente attrezzato per clienti disabili (anche qui porta scorrevole di larghezza più che sufficiente). Per qualsiasi esigenza potrete comunque contare sulla cortesia e sulla disponibilità del personale di sala sempre attento alle richieste dei clienti.

Per info, prenotazioni e qualsiasi altra cosa potete visitare il sito del bistrot qui. Vi consigliamo di prenotare, soprattutto a cena anche se rispetto ad altri stellati in giro per il mondo non serve prenotare 3 mesi prima. E no, non troverete chef Cannavacciuolo, che a quanto ci è stato detto dal personale viene periodicamente a controllare la truppa ma senza mai avvisare. Buon pranzo (o cena) amici!

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