È curioso come, per una mera convenzione, gli uomini abbiano deciso di contare il tempo. Il tempo, di per sé, come ben insegnano le millenaristiche culture centro-americane, è ciclico quindi non numerabile consequenzialmente. Ma con l’avvento delle società greco romane, almeno nella porzione di mondo chiamata Occidente, si é stabilito che dovesse essere lineare e quindi seguire un ordine cronologico. Il cattolicesimo ci ha messo del suo, inscrivendo il tempo all’interno di un progetto di salvezza e resurrezione che sarebbe avvenuto alla fine dei tempi, ponendo cosi un inizio, la nascita di Cristo, e una fine, la presunta Apocalisse, che però nessuno riesce ancora a intravedere, per fortuna.

Più specificamente, gli antichi romani, prima che fosse stabilito il Calendario Gregoriano che utilizziamo ancora oggi si basavano sul calendario di Romolo in cui il primo mese dell’anno era marzo. Poi vi fu quello Numano (da Numa Pompilio), con un anno di 355 giorni e ogni due anni l’aggiunta di un mese, “mercedonio”, che durava 22 o 23 giorni.

E’ importante notare come, a un certo punto, dopo la morte di Giulio Cesare e di Augusto, due mesi dell’anno vennero intitolati alla loro memoria: luglio (Iulius) e agosto (Augustus). Il calendario gregoriano, tranne qualche aggiustamento, è più o meno basato su quello romano.

Dopo le modifiche apportate nel 46 a.C. dallo stesso Cesare, il primo mese dell’anno i romani lo dedicarono al Dio Giano (lanus): gennaio. Giano è il Dio degli ingressi e dei passaggi, è bifronte, con una faccia guarda indietro verso ciò che è stato e con l’altra avanti, a ciò che deve ancora avvenire. Nel giorno d’inizio anno si usava invitare a pranzo gli amici e regalare un vaso bianco con miele, datteri e fichi, insieme ad alcuni ramoscelli d’alloro detti “strenne”.

La strenna, portatrice di gioia e felicità, era cosi chiamata perché i rami venivano raccolti in un boschetto di una via sacra dedicata alla dea di origine sabina Strenia. A lei era riservato uno spazio verde sul monte Velia. Il primo giorno del nuovo anno era un giorno lavorativo, anzi, tutte le opere compiute in questo giorno venivano considerate sacre. Ovidio ricorda come fosse abitudine dire: «Consacrai al lavoro l’anno che appena comincia, perché non s’auspicasse l’intero anno ozioso».

La tradizione di indossare un vestito rosso la notte di Capodanno sembra provenire anch’essa dall’antica Roma. Ai tempi di Ottaviano Augusto tale colore era simbolo del potere, del sangue, e del cuore. È possibile inoltre che gli attuali festeggiamenti natalizi, quelli che vanno dal 25 dicembre al 6 gennaio, risentano proprio della tradizione romana legata ai Saturnali, che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre. Come ben sappiamo, la Chiesa cattolica ha inglobato nella sua tradizione liturgica molte festività, adattandole alla tradizione Cristiana. I Saturnali dunque, celebrazioni dedicate all’insediamento del Dio Saturno e alla mitica età dell’Oro, durante i quali oltre a gozzovigliare si perpetravano sacrifici e l’ordine sociale poteva essere invertito, corrispondevano pressappoco alle nostre vacanze di Natale.

Per tornare al Capodanno contemporaneo, il 1° gennaio noi celebriamo san Silvestro. Anche in questo caso si tratta della celebrazione di un santo cattolico, cioè di un Papa. Un atto politico con cui si vuole ricordare Silvestro I, il primo pontefice nominato dopo l’editto di Milano, che battezzò l’imperatore Costantino malato di lebbra. Quest’ultimo fu il sovrano romano che si sottomise alla Chiesa e che da quel momento in poi riconoscerà Roma come cattolica.

Per quel che riguarda invece la tradizione di gettare via le cose vecchie e di far scoppiare fuochi d’artificio, sembra che anche in questo caso si debba guardare a consuetudini pagane che il popolo ha perpetrato nonostante i cambi al “vertice”. Per gli antichi romani Infatti gli spiriti dei defunti, nei momenti di passaggio, erano pronti a tornare per legarsi al mondo dei vivi. Buttare cose vecchie e fare gran baccano era dunque un esorcismo collettivo ed era un modo per augurarsi che il nuovo avvenire fosse migliore.

Un’ultima curiosità: i romani, in questa giornata, celebravano tre divinità, Giunone, Giano, e la Grande Madre. La prima era la Dea della Luna e dei suoi cicli, il secondo, come abbiamo visto, il Dio dei passaggi, mentre la Grande Madre è la Natura di cui siamo parte. Oggi, la Chiesa cattolica ha sostituito queste tre figure con la Madonna, sovrapponendo le figure di Giunone e della Grande Madre mentre la circoncisione di Gesù, evento ribattezzato “Santissimo nome di Gesù” che cade il 1° gennaio, ha sostituito la celebrazione di Giano.

Piazza di Spagna in notturna

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