Il 13 ottobre 2026, al Palacongressi di Rimini, la categoria Accessible Room della prima edizione degli Hotel Designer Awards è stata assegnata a Suite Velaria – Room designed for everyone, progetto firmato da Cinzia Agnello insieme a un gruppo di colleghi di Lombardini22 e a Roberto Vitali di Village4all. Per chi, come noi, si occupa di turismo accessibile è una notizia che merita attenzione. Non perché sia già una camera da prenotare (è solo un progetto), ma perché il premio indica una direzione: la camera accessibile non come soluzione tecnica da aggiungere in fondo al corridoio, bensì come parte integrante del design dell’hotel. In questo articolo raccontiamo il contesto del premio, la sfida lanciata ai progettisti e che cosa si sa, a oggi, del progetto vincitore.


Il contesto: Hotel Designer Awards e Hospitality Day

Gli Hotel Designer Awards sono un riconoscimento ideato da Teamwork Hospitality, la realtà riminese che organizza eventi e formazione per il settore alberghiero, per valorizzare i progettisti under 40 attivi nell’hospitality design. L’ideatore è Mauro Santinato, presidente di Teamwork Hospitality, che a premiazione conclusa ha parlato di un successo oltre le aspettative.
L’edizione 2026 è la prima. Secondo le cronache della premiazione, i dieci progetti vincitori sono stati scelti tra 30 finalisti, a loro volta selezionati tra oltre 180 candidature. I finalisti sono stati presentati durante Hospitality Day, la giornata di Teamwork dedicata all’architettura e alla progettazione degli spazi ricettivi, giunta alla tredicesima edizione e ospitata a Rimini il 13 ottobre. Il concorso è di idee. Il bando precisa che non premia progetti realizzati ma concept originali e inediti. Le proposte sono quindi visioni su come potrebbe essere la camera d’albergo di domani, non camere già costruite e provate da ospiti reali.


La sfida: 36 metri quadrati e dieci temi

Il tema del concorso era «La camera d’albergo del futuro: comfort, identità e sostenibilità in 36 m²». A ogni partecipante è stato chiesto di progettare una camera di 36 metri quadrati (9 × 4 metri), bagno compreso. Un perimetro uguale per tutti, dentro il quale ciascuno doveva interpretare uno dei grandi temi dell’ospitalità contemporanea. I temi proposti erano dieci, e ognuno ha avuto il suo vincitore: Luxury Experience Room, Smart & Tech Room, Sustainable Room, Accessible Room, Wellness Room, Urban Living Room, Concept/Storytelling Room, Emotional/Sensorial Room, Outdoor Experience Room e Pet-friendly Room. Tra i giurati figuravano manager dell’ospitalità, come Elisabetta Fabri, presidente e CEO di Starhotels Group, docenti come Francesco Scullica del Politecnico di Milano e i vertici di Teamwork. Ai vincitori è andato il titolo di categoria e un anno di accesso gratuito a tutti gli eventi Teamwork.


La categoria Accessible Room: che cosa chiedeva il bando

Nella scheda del concorso la categoria è presentata con la formula «design inclusivo e universale». Ai progettisti si chiedeva una camera pensata per ogni ospite, con soluzioni inclusive, funzionali e sicure, in cui ergonomia ed estetica andassero insieme e l’esperienza risultasse accogliente e senza barriere. La rivista Pianeta Design, presentando i trenta finalisti, ha riassunto bene lo spirito della richiesta: il design universale può diventare una qualità estetica e non un elenco di prescrizioni tecniche da rispettare senz’anima. La camera deve essere piacevole da guardare e, allo stesso tempo, priva di barriere architettoniche. È lo stesso obiettivo per cui si battono da anni le persone con disabilità e chi, come noi, racconta strutture e destinazioni accessibili: non una stanza «speciale», riconoscibile e spesso poco accogliente, ma una camera bella e utilizzabile da chiunque.


Suite Velaria: il progetto vincitore

Suite Velaria – Room designed for everyone è stata ideata da Cinzia Agnello di Lombardini22, in collaborazione con Alessandra Magri, Cristian Catania e Jana Stojanovic (anche loro di Lombardini22) e con Roberto Vitali di Village4all. Il premio è stato consegnato da Gabriele Severi, project manager di Guldmann, azienda che realizza soluzioni tecnologiche per l’accessibilità e il comfort senza barriere. Il progetto ridefinisce il concetto di camera accessibile trasformando l’inclusione in qualità progettuale. La stanza, sviluppata nei 36 metri quadrati richiesti dal bando, adotta i principi dell’Universal Design per offrire un’esperienza intuitiva, fluida ed elegante, capace di rispondere alle esigenze di ciascun ospite senza compromessi estetici.
Le soluzioni descritte nelle fonti sono tre, e vale la pena guardarle una per una:

  1. Parete attrezzata continua e arredi sospesi. Liberano il pavimento, e con questo migliorano orientamento, autonomia e comfort. Per chi si muove in carrozzina o con un ausilio, un pavimento sgombro significa più spazio per manovrare e meno ostacoli. Per chi ha una disabilità visiva, percorsi più prevedibili.
  2. Ampi margini di manovra. Li cita espressamente la giuria, insieme alle soluzioni ergonomiche e ai materiali naturali, come ciò che permette un’esperienza d’abitare accogliente, autonoma e intuitiva per qualsiasi ospite.
  3. Bagno ergonomico. È progettato per adattarsi alle esigenze dell’ospite, secondo la didascalia che accompagna le immagini del progetto.

Che cosa non sappiamo ancora

Le fonti che abbiamo consultato non riportano misure e specifiche tecniche: larghezza delle porte, dimensioni degli spazi di manovra, altezza del letto, tipo di doccia e di sanitari, sistemi di chiamata o di domotica. Non sappiamo nemmeno se il progetto verrà realizzato in un hotel reale. Il concorso premia idee, e la bontà di una camera accessibile si misura solo quando viene costruita, usata e verificata da persone con esigenze diverse. Maggiori dettagli potrebbero emergere dal magazine dei finalisti, scaricabile dal sito del premio.


Approfondimento: dalla camera «per disabili» alla camera per tutti

Chi viaggia con una disabilità conosce bene la differenza tra una camera conforme e una camera accogliente. In molti hotel la camera accessibile esiste perché la norma lo impone: è più grande delle altre, ha gli ausili necessari, ma spesso ha un aspetto ospedaliero e sembra appartenere a un’altra struttura. Un problema noto anche all’estero. Nel Regno Unito il concorso Bespoke Access Awards, dedicato proprio alle camere d’albergo accessibili, è nato da questa constatazione, e il progetto vincitore, AllGo di Motionspot e Ryder Architecture, proponeva camere della stessa dimensione per tutti gli ospiti, indipendentemente da chi vi avrebbe soggiornato. È il principio dell’Universal Design, a cui fa riferimento anche Suite Velaria: progettare ambienti e oggetti usabili da più persone possibile, senza adattamenti o soluzioni separate. Una camera così non toglie nulla a chi non ha esigenze particolari e ne risolve molte a chi le ha: non solo persone con disabilità motoria o sensoriale, ma anche anziani, famiglie con passeggini, chi viaggia con un infortunio temporaneo o con molti bagagli.
Che cosa guardare in una camera davvero accessibile? Suite Velaria è un concept, ma i temi che tocca sono quelli che valutiamo ogni volta che visitiamo una struttura. Quando verrà realizzata una camera simile, queste sono le cose che vorremo vedere:

  • Spazi di manovra. C’è abbastanza spazio libero per ruotare con la carrozzina (di norma si parla di circa 150 cm di diametro) accanto al letto, davanti all’armadio e in bagno?
  • Pavimento sgombro. Gli arredi lasciano passaggi liberi e percorsi prevedibili? Gli arredi sospesi aiutano, ma devono essere raggiungibili da seduti.
  • Bagno. Doccia a filo pavimento, sedile, maniglioni, lavabo utilizzabile da seduti, sanitari con spazio per l’accostamento laterale.
  • Letto e arredi. Altezza del letto, spazio sotto il letto per un sollevatore, maniglie e comandi a portata di mano.
  • Autonomia. Luci, tende, climatizzazione e chiamata di emergenza si usano senza aiuto? I comandi sono comprensibili anche con una disabilità visiva o cognitiva?
  • Estetica e dignità. La camera sembra una camera d’albergo, o un reparto ospedaliero?

È su quest’ultimo punto che il premio di Rimini ha un valore simbolico: a premiare l’accessibilità come qualità progettuale è stata una giuria di professionisti dell’hotellerie e del design, e questo conta per un settore che spesso la tratta come un obbligo e poco più.

Perché ci interessa

Suite Velaria non è ancora una camera in cui poter dormire, ma segna un passaggio che osserviamo con favore: l’accessibilità entra in un concorso di design per giovani progettisti come categoria a pieno titolo, accanto al lusso, alla tecnologia e al benessere, e viene premiata per la sua qualità progettuale. È il segno che sempre più professionisti dell’ospitalità la considerano un tema di progetto e non solo di conformità. Resta il lavoro più importante: far arrivare queste idee negli hotel veri, dove ogni scelta (una porta, un bordo, un comando) va verificata da chi utilizza le camere ogni giorno. Noi continueremo a raccontare le strutture accessibili che incontriamo, e saremo felici di visitare una camera ispirata a questi principi quando sarà realizzata, e ovviamente di parlarvene. Buoni viaggi a tutti!


Fonti

Le informazioni di questo articolo provengono dalle seguenti pagine, consultate a novembre 2026. Il resoconto più dettagliato sul progetto è quello di we:ll magazine, rivista edita da Teamwork, la società organizzatrice del premio.

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